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Anche al casello, Masi non perdona.

Anche al casello, Masi non perdona.

Dalla Liguria alla Costa Azzurra ci separano ormai solo pochi chilometri e con la mia inseparabile Alfa 75 Quadrifloglio Verde mi dirigo con un collega verso il casello di Ventimiglia.

Il gran caldo appesantisce ulteriormente il viaggio e, complice anche il traffico intenso, la stanchezza e la noia si fanno sentire immediatamente. Urge un diversivo per alleviare le fatiche.

Nonostante possieda la Viacard, scruto alla cassa una mega topolona all’ultimo casello prima della Francia. Allora, da vero uomo, devio verso la corsia, in maniera tale da potermi approcciare.

Lei, con sguardo disinvolto, tipico di chi sa il fatto suo e pratica sesso abitualmente, mi chiede il pedaggio e io, fingendo di non sapere a cosa alludesse, rispondo “cosa comprende il pagamento?”.

Debbo dire che il mio sorriso istrionico non è servito a molto. Lei mi è sembrata vagamente indispettita e non si è lasciata nemmeno convincere dalla mia mano tesa ad carezzarla in volto.

Allora io, per non sembrare troppo animalesco, ho precisato “guardi che non intendevo dire che fosse compreso fare sesso con lei”. Lei allora ribatte “si faccia furbo”.

Lì ho capito che le piacevo. Una tale confidenza implica che fossi entrato in rapporto empatico con lei e che si sarebbe fatta trapanare volentieri. Anche stavolta, Masi non ha perdonato.

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