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La poesia Soldati di Ungaretti reinterpretata dal Vate Rosario Masi.

La poesia Soldati di Ungaretti reinterpretata dal Vate Rosario Masi.

Ci sono dei momenti della letteratura italiana che ricordano il male di vivere e spesso i poeti prendono le difese dei più disagiati: soldati partiti per la guerra o orfani rimasti soli ne è pieno il campionario.

Ma mai nessuno, diavolo di un perbenismo, che si sia mai occupato delle prostitute. Ma cavolo, è mai possibile che la spina dorsale della nostra società non abbia nessuna considerazione?

Eppure rappresentano da sempre la punta più alta della nostra economia. Non c’è uomo che non si sia sottratto dall’offerta dei loro illustri servizi e, lo possiamo garantire, nessuno se n’è mai pentito.

Il nostro mentore, George Best, dichiarava che avesse speso tutti i soldi in donne e motori senza peraltro aver mai avuto dei rimorsi. Ben detto, caro George, proteggici da lassù!

Dunque, mi è sembrato doverosissimo rivolgere a loro una poesia, che trae spunto da un capolavoro di Giuseppe Ungaretti e si chiama “Puttane”. Un’opera che vuole esprimere il loro malessere psicofisico.

PUTTANE – ROSARIO MASI (2010)

“Si sta,

 come d’inverno,

sui marciapiedi,

le puttane.”

Questa poesia è ricoperta da copyright. La riproduzione della stessa è autorizzata soltanto dopo aver citato la fonte. Non fate i furbastri accaparrando l’altrui opere d’ingeno!

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