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“Siamo tutti gay”… sì, tua sorella.

“Siamo tutti gay”… sì, tua sorella.

Io mi chiedo, anzi, mi rispondo da solo. In un recente servizio al telegiornale, nella quale si parlava delle presunte violenze perpretate ai danni degli omosessuali a Roma, ho ascoltato parole raccapriccianti.

Un gay ha riferito alla giornalista come in realtà “chi più chi meno, siamo tutti omosessuali”. Ma gay ci sarà sua sorella! Ma scusate, ma che diavolo di affermazione è questa?

Io da decenni opero nel settore sessuale per diventare il pilastro del mondo maschile e lui cosa fa? Mi smonta così? Eh no, chiariamo subito. Gay ci sarai tu e i tuoi amici, io sono eterosessuale.

E che cavolo. Qui fanno tutto di un’erba un fascio. Che poi se fosse del Littorio non sarebbe neanche male. Ma il problema che questi son tutti matti. Poniamo dei paletti, delle irrinunciabili posizioni.

Qui non è che un uomo un giorno si sveglia e dice “massì, sono 3 settimane che faccio sesso con una donna, oggi ho proprio voglia di un bel pene nel posteriore!”. No perchè quel gay ha fatto proprio questo ragionamento.

Come se il nostro orientamento sessuale sia non solo mutevole nel tempo, ma anche nei momenti, fino a diventare qualcosa di relegabile a gusti momentanei. Come preferire una pizza ad una pepata di cozze.

In televisione si parla di sesso come se fosse una gara a chi è più stravagante, sia nelle parole che con i fatti. E gente che li sponsorizza (vedi Barbara D’Urso) dovrebbe occuparsi d’altro. Parola di Masi.

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